Ci sono segmenti di mercato che sono presi a riferimento per monitorare l'andamento di un intero settore. Il retail è il barometro dell'e-commerce. Una ricerca di mercato commissionata da un'azienda che vuole semplicemente capire la salute del settore commercio elettronico, finisce sempre per tastare il polso del consumatore.
In Italia l'e-commerce sta uscendo dagli anni bui in cui il solo associare i termini 'carta di credito' e "internet" era considerato una seria minaccia alle coronarie del malcapitato costretto ad ascoltare l'orribile binomio. Sta uscendo, dico, perché occorre ancora sudare per impedire un ritorno al dubbio e la sfiducia, emozioni latenti ma sempre presenti nella mente di ogni buon Italiano. Ogni correntista che ha un conto in Poste Italiane, PayPal, Unicredit, tanto per citare tre aziende tra le più bersagliate dagli amanti delle truffe on-line, e che è abituato a farsi un giro in Internet prima o poi capita davanti all'ultima minaccia di phishing diretta contro il suo conto corrente. Purtroppo se le notizie vengono da portali di settore come Anti Phishing Italia c'è poco da sperare di essere in presenza di comunicazione negativa: il pericolo c'è, è fin troppo reale e non è difficile che abbia già fatto qualche vittima tra i portafogli più sprovveduti.
Malgrado tutto questo, però, l'e-commerce italiano cresce e cresce e cresce e... come è possibile?
Per quale assurda ragione un cliente decide che comunque vale la pena di pagare con PayPal un acquisto su eBay anche se pochi giorni prima ha letto che PayPal ha avuto dei problemi e che eBay è uno dei siti più clonati dai truffatori?
L'autunno scorso ne parlammo a Roma con Andrea Boscaro (CM Pangora Italia) e ne emerse che:
- Per troppo tempo la gente era stata abituata a pensare solo in Bianco (l'e-commerce che va) e in Nero (la fragilità dei sistemi di pagamento).
- E' opinione diffusa che le persone siano attratte dalle cattive notizie, e che le cattive notizie debbano essere spremute fino all'osso. La classica gallina dalle uova d'oro. L'e-commerce, essendo parte delle umane cose rientra in questa linea di pensiero.
- La disinformazione causata da un passaparola incontrollato e malgestito è stata il nemico numero uno dell'e-commerce in Italia. Le cose stanno cambiando perché l'utente dei servizi on-line ha maturato una cultura della rete che gli permette di filtrare le informazioni in modo più critico.
- La tecnologia dell'Internet di oggi offre risorse che permettono di penetrare maggiormente nel Mercato e quindi di coinvolgere il potenziale cliente verso l'acquisto sia direttamente che indirettamente. Ciò consente all'informazione di settore di mettere in ombra il gossip di settore, anche sulla spinta di un maggior controllo da parte degli enti preposti alla tutela del consumatore.
- Grazie a questa informazione capillare, incoraggiata e nutrita dalla nuova sensibilità del consumatore, il marketing sta prendendo coscienza del cambiamento. A distanza di mesi la conferma viene dal Markimonio di Hdemia. Questo cambiamento apre nuove possibilità d'interazione azienda/cliente.
- E' ancora il consumatore a dettare i nuovi termini d'interazione. Cosa vogliamo quando andiamo in giro per gli acquisti? Un prodotto buono, che sia in grado di soddisfare l'esigenza per cui lo vogliamo, che ci sia presentato in termini chiari e il cui acquisto non ci prenda più tempo del dovuto. In altre parole trasparenza. Un termine di cui si è abusato in passato presentando offerte commerciali che erano tutto fuorché trasparenti. Qui entrano in gioco i comparatori di prezzo come BuyCentral, in grado di accompagnare per mano il potenziale cliente verso la scelta migliore per prezzo/qualità/prestazione.
- L'importanza del risparmio nell'acquisto è sotteso alla fiducia (che a volte coincide con la 'fedeltà') che si ha verso il brand, dove per brand non s'intende solo la marca presente nell'offerta commerciale. Alla marca si affianca il brand garante della trasparenza dell'offerta ed oggi la tecnologia riduce talmente le distanze che diversi modelli applicabili alla 'vita reale' oggi possono essere declinati a quella 'virtuale'. Il sito e-commerce di 'fiducia' viene trattato dal consumatore alla stregua del 'negozio di fiducia' e la sua fama o famigeratezza dipendo molto più dal feedback del Cliente che dallo scandalo o dal problema del momento.
- Infine è di prioritaria importanza l'abattimento del divario digitale tra le diverse aree geografiche del Paese e tra zone e zone della stessa regione. Divario contro cui ci si batte attivamente (AntiDigitalDivide) ma che di fatto penalizza ancora le piccole e medie imprese che avrebbero tutte le intenzioni di proporsi on-line.
Informazione, analisi critica, trasparenza dell'offerta, risparmio, fiducia nel brand, sono gli elementi attivi che permettono all'e-commerce di superare la esperienza negativa della truffa telematica. Ogni notizia letta su un tentativo di truffa riuscito o meno è un pugno diretto contro la nostra 'fiducia' verso l'acquisto on-line, mentre gli elementi che danno forza al commercio elettronico sono lo scudo. Se c'è una cosa che cresce al pari del Retail è la responsabilità del player di settore nel garantire un servizio che sia in grado di rispondere adeguatamente anche alle esperienze negative.
Uno degli errori più comuni in cui un'azienda possa incorrere per dare forza al servizio retail è quello di basarsi su ricerche di mercato commissionate dalle Grandi aziende per inquadrare le esigenze di un target culturalmente differente. Secondo me è proprio la recidività ad estrapolare un'informazione specifica da un dato contesto che definisce la maturità di un settore. Dare eco a notizie come questa, fornendo una lettura generalizzata dell'andamento Retail a lungo termine, è segno che qualcosa si muove ma che c'è ancora molto da fare. Le parole di Riccardo Porta, Sales Director per Pangora, riguardo alle stime estrapolate da un contesto ben definito: "L'Inghilterra, ma anche la Germania e molti altri paesi nordici europei hanno una cultura più sviluppata sull’acquisto da catalogo, sia che questo sia online sia che sia offline, ed è normale che le loro stime siano così ottimiste. Con questo non sto dicendo che l’Italia sia, come dicono erroneamente tutti, sempre indietro ma che, semplicemente, si muoverà con un passo più cauto".